INTERAZIONI

lunedì 18 settembre 2023

23/9/23 - 7/1/24 - PLASTICA: ARCHEOLOGIA DEL FUTURO? Alfredo Pecile 

espone nel Museo Archeologico di Portogruaro.

Mostra visitabile in orario di apertura del museo.

tel.0421/72674

Plastica,archeologia del futuro?

Che penserebbe l'archeologo del  futuro che rinvenisse i resti delle sculture in plastica di Alfredo Pecile? Sarebbe  in grado,  sperabilmente ancora praticandosi in quel tempo futuro archeologia ambientale, di studiare la storia delle risorse e delle pratiche di produzione ed uso delle stesse, utilizzando fonti storiche e materiali equipollenti? Riuscirebbe a considerarle ed interpretarle come testimonianze di una civiltà rinvenuta, ad indagare i processi storici documentati?

Sono domande che si pongono allo scultore a seguito del rinvenimento, durante una camminata nel deserto, di un manufatto in plastica. Le condizioni ambientali e climatiche, nonché il tempo, lo hanno destrutturato, trasformato, vi si possono intravedere molteplici forme, significati, ma nulla può richiamare la forma originaria. La plastica si è già fusa con la sabbia del deserto, il manufatto fonte è scomparso, resta la plastica, il materiale primario del nostro tempo, la materia sulla quale si fonda e rischia di distruggersi la nostra civiltà.


É un processo che Pecile già conosce e utilizza per le sue opere. Sceglie la plastica perchè è il materiale del tempo che gli è toccato di vivere. Riutilizza scarti, il primo intento è pur sempre l'avvertimento sullo scempio ambientale in atto. Prende un manufatto industriale, lo scruta, lo interroga, e poi lo destruttura, lo seziona, lo scompone per ricomporre una forma altra con significato differente, lo depriva dell'utilità originaria per farne esperienza estetica.  Il materiale resta, il significato cambia. 

La plastica è disponibile a dismisura, basta porre attenzione ai rifiuti. La plastica è leggera, consente ad un opera di innalzarsi nello spazio, in verticale ed orizzontale, ovviamente può permanere all'aperto, non è certo materiale di facile degrado.

Lo scultore la utilizza per installazioni che sempre hanno per oggetto la segnalazione e la denuncia di problematiche del suo tempo,  è il suo modo di raccontare la storia .

Ma domani, in un futuro auspicato ma non immaginabile, chi troverà i resti di quelle opere saprà leggere la storia dell'età della plastica che Pecile ha inteso raccontare?

L'artista di solito si e ci interroga, raramente dà risposte. Pecile si e ci interroga immaginando futuri rinvenimenti ai quali si tenterà di dare un senso.  Allo scopo destruttura di nuovo quanto strutturato in precedenza, scompone, invecchia e degrada quanto costruito, pezzi funzionali alla lettura e comprensione di un percorso di senso compiuto vengono separati, dispersi, confusi con materiali organici.

Come il manufatto rinvenuto nel deserto. E saranno le stesse  domande che si è posto lo scultore, se ci sarà ancora qualcuno al quale interesserà di noi e del nostro tempo. Cos'era? Di chi era? Che cosa significava? Da dove veniva? A che serviva? Chi lo avrà fatto? Perché sta qui? Che cosa pensavano, in che credevano? 

Sperando che l'archeologo del futuro riesca a darsi la risposta fondamentale alla domanda primaria: erano esseri umani dotati di “virtute e canoscenza”? Spesso si fatica pure oggi a rispondere.



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