Dalla Scultura alla Fotografia

venerdì 6 maggio 2022

14/5 - 25/9 - Claude Andreini espone nell’area archeologica della Basilica di Concordia Sagittaria

Piazza Cardinale Celso Costantini, 4 - Concordia Sagittaria

Mostra visitabile in orario di apertura dell’area archeologica.

tel.0421 72674 - 334.3152825


ESTETIZZAZIONE DELLA REALTA’  - Tutto può diventare Arte?

ARTE ESPOSTA

Il concetto è semplice: sfruttare fotograficamente opere esposte nel loro luogo di esposizione per crearne altre.  “Adotto” l’arredo, i colori delle pareti, le strutture architettoniche, per creare una immagine che entri in relazione con l’opera esposta. L’opera perde la sua autonomia artistica a favore di un nuovo pensiero. Perde la sua prevalenza espositiva, entrando in equilibrio con ciò che la circonda. 

In sostanza, una alchimia che mira a trasformare in un altro elemento, nuovo, sconosciuto, a volte dissacrante, a volte misterioso, opere ben definite nel tempo, nella mente. 

Un modo di percepire l’infinito, in cui niente nasce, niente muore, ma tutto si trasforma. Un modo per chiedersi come Duchamp: che tutto sia Arte?  O che tutto possa diventarlo?


ARTE PARTECIPATA

l concetto è semplice: integrare nell’immagine fotografica dei personaggi, dei visitatori, che stanno osservando opere esposte. Farli interagire per recuperare l’essenza dell’opera o, diversamente e in modo intimo, per creare un dubbio, una ambiguità che porta alla sensazione che possono fare parte integrante dell’opera.

In sostanza, un’altra alchimia, una ricerca direbbe Grooteclaes, che mira anche qui a trasformare in un altro elemento sconosciuto, a volte dissacrante, a volte misterioso, opere ben definite nel tempo, nella mente. Un modo per fare pensare che la realtà è incertezza, sempre frutto di una interpretazione personale.

Un modo di percepire l’infinito, in cui niente nasce, niente muore, ma tutto si trasforma. L’Arte, forse esiste solo nella mente?

Parecchie delle ricerche di Claude Andreini sono da ormai molti anni classificabili come appartenenti alla cosiddetta Fotografia pittorialista. Questa corrente, nata verso la seconda metà / fine dell’Ottocento, ha avuto momenti di splendore fino agli anni Venti del Novecento, subendo poi però forti attacchi dalla critica che la faceva “ancella” sottomessa alla più nobile Pittura, e traditrice della più coerente “Straight Photography”. Nel corso degli anni seguenti, comunque, non pochi autori hanno riabbracciato questo gusto, anche se con tecniche, materiali ed esiti diversi. Con l’avvento del digitale, poi, si è avuto un vero e proprio ritorno di fiamma, grazie alla relativamente facile accessibilità a infinite manipolazioni del file nella fase di post-produzione, fenomeno che ha fatto parlare di “neo-pittorialismo digitale”. Oggi questo entusiasmo si va man mano placando (aggiungo “per fortuna” in quanto spesso si trattava di giochetti abbastanza fine a se stessi) e chi decide di fare del neo-pittorialismo lo fa con molta maggiore consapevolezza e serietà. 

Claude Andreini fa parte di quest’ultimo trend ma addirittura supera la vecchia concezione di pittorialismo e crea uno stile tutto suo, personalissimo, fatto di ibridazioni. 

Cominciamo dal file, che non è necessariamente un file “pesante”, e quindi ricco di informazioni, ma che fa di questa sua scarsità un pregio. Passiamo poi a un supporto di stampa (tela o carta uso mano) che è fortemente lavorato con una preparazione a base di gesso, che gli conferisce una particolare assorbenza e matericità. Ancora una manipolazione con l’applicazione, a zone, di sottilissimi brandelli di carte veline che si prestano a sovrapposizioni o pieghe irregolari. Infine una lavorazione cromatica con stesura a zone, coloritura a tampone, sottrazioni di colore, aggiunte di grafite o carboncino, sottolineature a matita e altro ancora. Insomma un certosino e personalissimo lavoro di finitura e rifinitura che conferisce alla stampa un sapore del tutto particolare e, soprattutto, irripetibile: ogni stampa diventa un esemplare unico! Il tutto, comunque, con una matrice digitale, per cui tecnologia contemporanea e manualità antica si fondono splendidamente.”   

Guido Cecere